10 Aprile 2010

Il peccato della donna violentata e non del violentatore

Rieccomi a voi, torno con un post che parla da solo: mi asterrò dai commenti, vorrei solo che meditaste sulla concezione che la chiesa ha della donna


Ovviamente nulla è inventato, il pezzo che riporto è tratto dal Manuale dei confessori (per preti e diaconi), Mons. Bouvier, vescovo di Le Mans, 1853, volume ancora in uso.

"Si domanda cosa deve fare una donna, oppressa dalla forza,  al fine di non peccare innanzi a Dio.
   

Il peccato della donna stuprata
R. 1 Deve, internamente, non acconsentire al piacere venereo, qualunque sia la violenza esterna che su lei si compie: se no, peccherebbe mortalmente.
R. 2 Ella deve difendersi con tutte le sue forze,… in guisa però di non uccidere né di mutilare gravemente l'aggressore, perché la vita e i principali membri del corpo valgono in questo caso più dell'onore, che nella donna qui non è altro che materialmente offeso.
R. 3 Se ella spera di poter essere soccorsa, deve gridare e invocare l'opera altrui, imperocché se ella non resiste… parrebbe ch'essa acconsentisse. E meglio sarebbe mille volte morire, piuttosto che piegare di fronte a questo pericolo. Una giovane, ridotta a queste strette, temendo di poter acconsentire al piacere delle sensazioni veneree, deve gridare, anche con evidente pericolo della propria vita; in tal caso ella sarà una martire della castità."


E vi posso assicurare che non c'è traccia del peccato del violentatore. Inoltre, questo è solo il minimo, il resto del libro è molto più scioccante e quanto mai divertente....


2 commenti

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